mercoledì 22 aprile 2015

Il valore dell'amicizia

 
Sovente gli oggetti non sono solo oggetti. Essi spesso assurgono a rappresentazione di sentimenti,
legami, valori tanto importanti ed incommensurabili da richiedere un feticcio, un simbolo che li renda tangibili.
Ed è questa la ragione per la quale tali oggetti, specialmente se opere d'arte, dovrebbero appartenere solamente a coloro che meritano tale privilegio e responsabilità.
A François tutto questo non importa. François è un mercante d'arte di successo, e per quanto ne sa a determinare il valore di ogni elemento della vita umana è unicamente il suo prezzo in denaro: basta capire a quanto ammonta e valutare se ne valga o meno la pena pagarlo.
Durante un'asta alla quale partecipa con la sua collega e socia di galleria Catherine la sua attenzione viene catturata da un raro manufatto. Si tratta di un vaso di epoca ellenica, un'urna che contenne le lacrime versate da un ricco mecenate greco per il suo più caro amico morto prematuramente. Il legame unico e indissolubile fra i due amici è rappresentato sull'urna dalle figure di Achille e Patroclo.
Senza esitare, François si aggiudica il pezzo con un'offerta di duecentomila euro, esponendo se stesso e la socia ad un rischio economico elevatissimo. Catherine, furiosa per l'azzardo e desiderosa di vendetta, invita il socio ad una scommessa che sa per certo che lui perderà: dovrà presentarle entro un mese un suo amico, un caro amico. Tra i due non devono intercorrere rapporti di interesse di alcun tipo, solamente una genuina e disinteressata amicizia, pena un accordo di totale proprietà del manufatto ellenico ad esclusiva titolarità di Catherine. Il vaso rappresenta la sacralità del sentimento di amicizia tra due individui, sentimento che François ha ampiamente dimostrato di non provare affatto in più di una circostanza.
Le peripezie che affronterà il protagonista per non perdere la scommessa, e dunque l'amato vaso, lo porteranno ad incontrare la bizzarra figura di Bruno, un simpatico ed amabile tassista con la passione dei quiz televisivi. Bruno insegnerà a François cosa sia l'amicizia, come la si debba coltivare, curare e preservare nel tempo.
Il regista Patrice Leconte con "il mio migliore amico",  divertente ed ironica commedia, ci mette di
fronte alla distanza fra prezzo e valore, fra possesso e appartenenza, evidenziando in maniera affatto banale l'inestimabile ricchezza che si cela dietro un'amicizia sincera.

Marta Banditelli

domenica 12 aprile 2015

Storia di Ercole

Immaginate un bambino.
Un bambino sano, di indole docile. Ha i capelli neri, come la sua mamma, divisi in piccoli riccioli morbidi, la carnagione chiara e lo sguardo sognante.
Nasce nel 1927, a settembre. La sua è una famiglia borghese benestante composta da papà carabiniere e mamma casalinga, con la passione per la lettura, ed altri sei fratellini più piccoli: tutti biondi.
Questo bambino si chiama Ercole. Ercole è molto più che un nome, Ercole è una promessa, un patto: sarai forte, per te stesso e per tutti coloro che avranno bisogno di te.
Ercole è un bambino come tanti; gioca, si diverte, studia. A scuola va volentieri, e studia con piacere (eccezion fatta per la matematica), ma una innata timidezza ed un'educazione rigida non fanno
emergere quelle che sono le sue qualità più preziose.

Immaginate un ragazzo.
Ha sedici anni, ed è un bel giovane alto, perfettamente all'altezza del nome che porta.
Frequenta il ginnasio al liceo classico, in piazzetta Dettori dove, parecchi anni dopo (ironia della sorte), verrà trasferito il liceo artistico.
E' nel pieno della sua fanciullezza, nel fiore dei suoi anni, nel pieno della vita.
 

 


Fa freddo, e tra poco arriverà natale, ma l'aria della festa viene soffocata da un tragico lutto, che cambierà per sempre la vita di Ercole. Il suo papà muore a 43 anni di polmonite durante un trasferimento da una caserma all'altra, circostanza avvenuta durante il secondo conflitto mondiale: il 23 dicembre 1942 Ercole ed i suoi sei fratellini diventano così 'orfani di guerra'.
E' tempo per Ercole di onorare la promessa custodita nel suo nome.
Finiscono per lui gli studi, la musica, i giochi ed il divertimento. Ercole deve esser forte per se stesso, per la madre oramai vedova, e per i suoi fratellini, e provvedere a loro. L'adolescenza è prematuramente, tragicamente terminata.

Immaginate un uomo.
O per meglio dire, immaginate un ragazzo di 19 anni, smarrito, atterrito, indifeso ma impossibilitato ad esprimere tutte le sue frustrazioni ed angosce. Perché adesso è ' l'uomo di casa '. Non ha nemmeno l'età necessaria a mettere una firma su un contratto, e la mamma gli ' presta', come si usava dire allora, gli anni che gli mancano alla maggiore età che, a quell'epoca, si raggiungeva a 21 anni, e si arruola nell'arma dei carabinieri. E' il 1946.
Ercole, a dispetto del suo nome, non nasce guerriero, ed all'interno di un ambiente di soldati cerca disperatamente di crearsi una nicchia da "studioso", iscrivendosi ai corsi di specializzazione militari e  imparando l'elettrotecnica, materia arida e certamente distante dalle sue inclinazioni,  ottenendo così di lavorare spesso come radiotelegrafista. Tenta in tutti i modi di salvarsi dalla mediocrità studiando ciò che poteva, ciò che era utile, perché studiare ciò che gli piaceva era una totale perdita di tempo.
Nel frattempo i suoi fratelli hanno potuto trovare la loro strada nella vita: ha finalmente assolto al suo compito.
Ercole diventa maresciallo, e a 30 anni, età in cui era consentito per i carabinieri, si sposa. E' il 1956.

Immaginate un marito, un papà.
Adesso è tutto sistemato, la sua giovane moglie è accanto a lui, ed a breve arriverà la primogenita.
Ma c'è un'ombra nella sua anima, un vuoto incolmabile, un tassello mancante. Che fine ha fatto l'Ercole adolescente? Che ne è stato dei sogni, delle aspettative, di ciò che sarebbe potuto essere e non è stato?
Ercole compra colori, carta, pennelli e comincia a dipingere.

Immaginate un pittore
Un pittore naif, senza alcun rudimento, nemmeno minimo, di disegno o pittura. Ercole sente l'esigenza di imparare la tecnica che non possiede, e chiede lezioni private ad uno zio pittore, insegnante di disegno. Ascolta attento i consigli dello zio, ma rimane pur sempre un pittore istintivo, che non riesce ad osare con il colore.
"Dai più colore!"- suggeriva lo zio " Che paura hai ad usare le tinte forti?"


 

veduta di piazza Yenne
1998



Simbirizzi
1982

Paura, pudore, insicurezza. Tutto ciò che nella vita era costretto a non mostrare e reprimere. Nell'arte invece si può!
barche su acque chete
1978
Ercole preferisce gli acquerelli agli olii, perché ha la sensazione di poter tenere sotto controllo gli eventuali errori che potrebbe commettere nel dare colore, compromettendo così tutto il disegno. Non ha piacere che gli altri vedano i suoi quadri incompiuti, e custodisce gelosamente le sue bozze, sino al momento in sui si rende conto che l'opera è completa così com'è, cosa che avviene assai di rado. Impiega ore ed ore nei passaggi che gli occorrono a definire le nuvole sui suoi cieli e le onde dei suoi mari placidi e fermi.
la quiete
1981
I suoi dipinti parlano a chi li guarda. Impresse nella tela ci sono tutte le sensazioni del momento: paure, angosce, gioia e speranza. La pittura lo salva dalla depressione in più di una circostanza. Dona respiro alle sue ansie, sollievo ai suoi tormenti: lo eleva verso confini lontani dalla misera realtà quotidiana, così come solo la preghiera e la spiritualità possono fare. Ercole attraverso tele e colori comunica. Comunica con se stesso, comunica con Dio, o più semplicemente, come succedeva spesso nella sua vita, con chiunque avesse la pazienza e l'intelligenza sufficiente ad ascoltarlo.
Quando tutto sembra acquietarsi, quando la sua passione può finalmente esprimersi liberamente, qualcosa in lui sembra non andare, e stavolta non si tratta della sua anima.
Torna la paura, il terrore, di nuovo quei sentimenti così soffocanti da dover tacere, minimizzare, esorcizzare nel silenzio, come se nulla stesse accadendo. Ercole tenta ancora una volta nella sua vita di essere forte, di proteggere chi ha bisogno: i figli, i nipoti, la moglie. Un infarto puoi tentare di ignorarlo, ma non per molto. L'ictus che ne conseguirà blocca quasi totalmente l'uso delle sue mani, rubandogli per sempre la sua dimensione più autentica.
Le conseguenze sul suo corpo saranno devastanti, invalidanti, ed Ercole perde ciò che di più sicuro lo teneva aggrappato alla vita: la capacità di dipingere.

Immaginate un anziano
Ercole è malato, provato nel corpo e soprattutto nell'anima per quella orribile beffa del destino. Comincia a catalogare in modo maniacale i colori, le tempere, i gessetti che non può più utilizzare. Scrive in bella grafia i nomi dei colori, con una prova di tinta di fianco, dalla "terra di Siena", bruciata o meno, all'ocra fino al cardinale. Tenta disperatamente di non perdere del tutto il contatto con i suoi amatissimi strumenti. Deve accontentarsi di sentirne il profumo, la consistenza.
La malattia  impedisce alle sue mani di continuare a liberare la sua anima sino al giorno della sua morte, all'età di 79 anni, fra gli affetti delle persone care, e meno care.

Immaginate un uomo che oggi vive nei suoi quadri, negli oggetti che ha lasciato a figli e nipoti, nelle immagini che ha prodotto, curato ed amato.

Immaginate mio nonno.

Marta Banditelli

 



lunedì 6 aprile 2015

E voi chi cazzo siete?

Vita dura qui all'inferno. Siamo nel 2014, e dare catalogazione, e quindi giusta punizione, ai nuovi peccatori è compito assai difficile. Come punire stalkers, hackers e i-pone dipendenti? I gironi sono ormai obsoleti,ed urge un'intervento dell'Altissimo. Il signore,ormai vecchio,stanco,e con pessime abitudini in fatto di salute, dietro sollecito di Lucifero convoca l'assemblea dei santi,la quale,dopo non poche battaglie e scorrettezze,decide di rimandare il buon Dante sulla terra,per analizzare e catalogare i nuovi peccati,accompagnato stavolta da un incredulo e bizzarro Virgilio. Ciò che da questo momento in poi accade è un viaggio ironico ed amaro all'interno della nostra società,un'analisi spietata e spassosissima di ciò che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno,vista con gli occhi di un Dante più che mai sperduto ed angosciato. Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli offrono al pubblico una commedia divertente e mai volgare, dal primo minuto sino all'ultimo,con spunti e citazioni mai banali o scontate. Assolutamente da vedere.
Io ve lo dissi!

Marta Banditelli

sabato 28 marzo 2015

Un caffè con l'uomo invisibile: Manu Invisible

Incontro Manu Invisible davanti al locale nel quale sta preparando un lavoro, in uno dei quartieri più popolari della nostra città, culla della Street art dai tempi in cui per i più lo Street artist era un teppista e una tag era chiamata "pasticcio sul muro". La prima volta che vidi il nome di Manu fu su un adesivo in macchina di mia sorella. Le chiesi: "ma chi è questo Manu Invisible?"- e lei "Un mio amico che fa graffiti: è un mostro!". Aveva ragione!
Arrivo sul posto, e intuisco sia lui dalla scientifica constatazione che, di fronte al civico indicato, c'è solo lui. L'odore acre della vernice mi da il benvenuto, nonostante io sia a parecchi passi dall'ingresso. Ci salutiamo, mi presento.
L'idea migliore è quella di andare a cercarci un posto dove prendere un caffè, ma ne io ne lui siamo pratici della zona. Mi viene in mente che poco distante avrei trovato il salone dove lavora una mia amica: certamente lei saprà dove trovare un buon caffè in zona. Così mi dirigo verso il negozio, e nel frattempo ne approfitto per fare qualche domanda a Manu. So che il lavoro al quale l'ho strappato pochi minuti prima gli è stato commissionato, e ne approfitto per chiedergli se si trovi o meno a suo agio con le opere su commissione.
"Mi trovo bene" - mi risponde lui" anche perché solitamente mi si lascia carta bianca per la realizzazione. E' inevitabile che in questo tipo di composizioni io debba seguire un tema prestabilito, ma in realtà lo sviluppo di questo tema può essere realizzato in maniera così ampia da non costituire quasi per nulla una costrizione"
"Ma non si rischia, con opere su commissione, di snaturare il senso della Street art?"
"Il punto è un altro, e forse ancora più netto. Tutto ciò che si realizza su commissione o dietro autorizzazione delle autorità competenti non può dirsi autenticamente Street art. La Street art, o per meglio dire tutto quell'universo che le gravita attorno, vive e trova collocazione solamente nella dimensione dell'illegalità, dell'abusivismo.
''Petali d'apparenza'' - Pittura al quarzo e spray
su parete - Orosei - 2009
 Il muralismo ha una lunga storia a se alle spalle, e la Sardegna in particolare conosce delle espressioni assolutamente degne di nota di quest'arte, opere per la maggior parte legate al folklore che esprimono un forte attaccamento al mondo rurale e alle attività tradizionali, permeate di sentimenti d'isolamento e di nostalgia. Questa lunga storia nasce  dalla San Sperate ripensata da Giuseppe (Pinuccio) Sciola già a partire dal 1968, insignita del titolo di "paese-museo" per essere stato il primo ad aprirsi al Muralismo. Qui comincia la ricerca grafica di Sciola, i collages tri-dimensionali con tronchi d' albero dipinti con colori vivi segnano il passo di una sperimentazione artistica in continua evoluzione. Segue Orgosolo, la quale vede sorgere  i primi murales, opere del gruppo anarchico milanese Dyonisos, nel 1969, e vede la sua fase di produzione più prolifica nel 1975. I temi oggetto dei murales di questo paesino della Barbagia ne sottolineano il suo spirito  tradizionalmente contestatario : rivoluzione sarda ed internazionale, banditismo d'onore, pacifismo, socialismo, lotta contro le ingiustizie, la corruzione e la povertà. Tutto ciò che potremmo più in generale attribuire alla contestazione politico-sociale.
''Campurella'' -Pittura al quarzo e spray su parete - San sperate - (Feat. Frode) - 2014
Negli anni che seguiranno altri paesi della Sardegna si renderanno protagonisti della storia del muralismo, nello specifico Villamar a partire dal 1976, con le opere di due esiliati cileni Alan Jofre e Uriel Parvex, per continuare nel 1977 in numerosi paesi della Sardegna, grazie al lavoro del "Gruppo Arte" guidato da Antonio Cotza, agli artisti di Serramanna ed alla Brigata Muralista Salvator Alliende della Marmilla. Nel tempo la ragione e l'obiettivo ultimo degli artisti che hanno prodotto questa tipologia di opere in Sardegna è spesso mutata: se i primi Murales sardi contestano con
violenza l'ingiustizia sociale e lo sfruttamento politico, quelli più recenti soddisfano ormai più spesso l'estetismo urbano e la curiosità turistica.".
Arriviamo al salone della mia amica che, scoprirò solo ora, essere anche amica sua. Lei, senza che io abbia il tempo di formulare la domanda, ci invita ad accomodarci e a proseguire l'intervista da lei, offrendoci il caffè ed ogni genere di comfort: meglio di così!
''Personage'' - Light Painting 20x20 cm
Proseguiamo la chiacchierata, e Manu mi spiega il suo disagio nel venire etichettato una volta come writer, piuttosto che non come Street artist, graffitaro, muralista e via discorrendo. Le etichette non gli si confanno, in quanto artista poliedrico e sempre in continua evoluzione e sperimentazione.
"Il mio percorso artistico si snoda in differenti e sempre mutevoli sperimentazioni. Non seguo delle
'fasi', non produco a cicli alterni solo volti, o solamente scritte, o figure astratte, ma sperimento tecniche e rappresentazioni sempre nuove ed in evoluzione. Esattamente come Gustav Klimt, il quale si dedicava ad architetture, paesaggi e figure umane senza soluzione di continuità."
"So che recentemente hai collaborato con l'università ed hai partecipato ad un'esposizione a palazzo Vice Regio. Come hai trovato queste esperienze e come pensi che aiutino o danneggino la Street art le istituzioni che aprono ad essa le porte."
''Dobermann'' - Terracotta e gommalacca scultura 40x30x15 cm
"L'esperienza all'università è stata interessante, ma non ho praticamente aperto bocca, nonostante io non sia affatto in soggezione quando mi trovo a parlare della mia produzione artistica. Mi mettono a disagio i contesti 'pubblici' nei quali mi devo esporre in modo troppo eccessivo per le mie corde. In queste occasioni mi presento quasi sempre a volto coperto, un po' perché ci tengo a proteggere la mia privacy, un po' per evitare qualunque problema legale nel quale potrei incorrere, essendo già passato per due denunce, ed in ultima istanza perché trovo certe manifestazioni del pubblico che mi trovo davanti davvero eccessive, vedi i selfie che avrebbero voluto facessi. Per quanto riguarda l'esperienza a palazzo Vice Regio, li mi sono limitato a proporre alcune delle mie opere realizzate con lo spray. L'esposizione è stata realizzata con le migliori intenzioni da una persona a me molto cara che nutre un genuino interesse e premura nella salvaguardia e divulgazione della cultura urbana, cosa che però non ha impedito inevitabilmente la snaturalizzazione del concetto stesso di Street art."
"Si può dire che l'esposizione poteva essere letta come una sorta di 'catalogo' delle opere di cui in realtà lo spettatore può e deve fruire nello spazio urbano?"
"Si, si può interpretare in questo modo. D'altra parte, se anche l'idea stessa di Street art in un contesto museale viene snaturata, è pur vero che queste iniziative hanno il duplice scopo di dare visibilità e quindi possibilità di emergere agli artisti, e dare l'opportunità al grande pubblico di informarsi circa questa cultura spesso poco conosciuta nei suoi aspetti più autentici, e mal interpretata ed illustrata  pure peggio dai media."
Manu mi porta a questo punto, come un moderno Virgilio, all'interno di questo confuso e macroscopico mondo. Mi prende per mano e mi porta in un viaggio che parte dalle prime opere degli anni sessanta, che il tempo e l'incuria hanno pressoché portato via totalmente. Mi racconta di come una gallerista francese abbia pensato di rimuovere una porzione di muro sul quale vi erano dei graffiti oramai storici, e di portarla all'interno di un museo. Mi torna in mente una notizia simile a proposito delle opere di Banksy, e lui me ne da conferma, aggiungendo un'informazione in più: si dice che più di un'opera di questo artista non sia stata realizzata abusivamente, ma sia stata invece espressamente autorizzata.
''Batmanu'' - Pittura al quarzo e spray su muro
Milano 2010
Ad un tratto Manu si interrompe, e mi chiede: "Ti sto asciugando, vero?"- utilizzando, mi spiega, una tipica espressione imparata durante gli anni milanesi. Non posso fare a meno di pensare a quanto inappropriata sia questa espressione, se accostata alla nostra conversazione feconda, ricca, generosa.
Manu prosegue, e mi spiega che ciò che noi conosciamo con etichette diverse è in realtà una stessa luce che, proiettata attraverso il prisma dei critici d'arte, viene scissa in sfumature e colori diversi per cercare di spiegare a chi la guarda da cosa è composta. Mi spiega come solitamente venga inquadrato come writer colui che riproduce negli spazi urbani, in modo più o meno elaborato, la sua tag, il nome con il quale viene riconosciuto nell'ambiante. Generalmente poi viene classificato come Street artist colui che riproduce negli spazi urbani figure astratte, ritratti o paesaggi. I primi nascono nell'ambiente della cultura hip hop a partire dagli anni 70 (la quale in Italia si svilupperà per lo più negli anni 90), ma conoscono diverse generazioni di artisti, ognuna con le sue peculiarità, obbiettivi e valori.
Chiedo:
"C'è tra di voi una sorta di tacito accordo che eviti che uno di voi disegni o scriva sull'opera di qualcun altro?"
"In realtà si, esiste qualcosa del genere. Nella maggior parte dei casi si tende al rispetto del lavoro altrui, e questo era sentito in modo estremo specialmente per la generazione precedente alla mia. In un quartiere come questo, se ti poggiavi spalle al muro e mettevi un piede sulla creazione di uno di questi artisti, sicuramente venivi picchiato. Io guardavo questi personaggi con estremo rispetto ed ammirazione: erano fonte di ispirazione ed apprendimento per me. Non mi sarei mai sognato di intervenire su un loro lavoro. Ma per le nuove generazioni non è più cosi. E' possibile che tu veda non tanto un disegno , quanto una tag sopra un lavoro di un altro artista. A volte lo si fa per invidia, altre volte per rivendicare uno spazio urbano come proprio. In generale la Street art interviene negli spazi urbani in preda al degrado, abbandonati o non curati, e li rende migliori, esteticamente e culturalmente, facendone letteralmente dei musei a cielo aperto. Esiste poi una forma di intervento artistico sul paesaggio, che viene inquadrato come land art: questo ha un impatto sul paesaggio, ne modifica tratti e caratteristiche. E' un territorio ancora inesplorato, a proposito del quale in molti nutrono delle riserve."
Squilla un telefono: è il mio. Questo mi ricorda che è tempo per me di lasciare il mio Virgilio, e ritornare alla mia vita di sempre, al lavoro, agli impegni: a riveder le stelle!

Marta Banditelli
"Nocturna" - Vernice al quarzo su centrale elettrica - SS 125 - Quartucciu - 2014

martedì 24 marzo 2015

Storia di un sogno infranto

Scorcio della Ratzenstadt
Vienna
Questa è la storia di un ragazzo come tanti. Come tanti ragazzi custodisce in se un grande sogno, una vera e propria aspirazione: diventare un grande artista.
Era figlio di un impiegato statale e di una casalinga, cresciuto in un ambiente borghese fra amici benestanti. Suo padre, uomo piuttosto pratico, s'era fatto da se, e dalla campagna era riuscito a trovare in città una discreta posizione economica della quale godeva tutta la famiglia. Da uomo pratico aveva scelto per il figlio una scuola tecnica, ma il ragazzo era affatto interessato a quelle materie aride e sterili: le buone letture, il disegno e la pittura erano la sua vera passione.
Una malattia rende incompatibile la frequentazione della scuola al ragazzo, ed egli, sentendosi profondamente graziato dal destino, grazie all'insistenza della madre abbandona la scuola che il padre scelse per lui.
La morte precoce del padre getta la famiglia in una condizione di scarsa disponibilità economica, e di seguito la dipartita della madre segna la definitiva esclusione del ragazzo dalla vita agiata e comoda che conduceva in famiglia: ha solo 16 anni. Ora è solo, orfano, ed il sussidio per gli orfani non gli consente di sfamarsi adeguatamente. Una cosa è chiara al giovane: non sarebbe diventato a nessun costo un impiegato come suo padre!
Armato di rotoli di disegni e sconfinata determinazione si reca a Vienna, la culla dell'arte nordeuropea. La strada da percorrere passa per l'accademia di belle arti, ed il giovane, appena diciottenne, tenta l'esame d'ingresso. Sicuro del suo talento presenta i suoi disegni, per lo più dedicati a paesaggi architettonici che da sempre lo affascinano, e fiducioso attende il verdetto della commissione. Un fulmine a ciel sereno, una doccia fredda riporta il ragazzo alla realtà.
"Prova di disegno insufficiente: non ammesso"
Palazzo del parlamento e Ringstrasse
Vienna
Chiedendo spiegazione dello spietato giudizio al Rettore, la risposta fu molto chiara: il candidato non era affatto portato per la pittura, e non vi era alcuna prospettiva per lui all'accademia, ma vi era la concreta prospettiva di una ammissione all'accademia di architettura, per la quale il candidato era sicuramente portato, ed anzi, era strano che fino a quel momento non avesse ancora frequentato un corso similare dato il suo naturale talento.
Ritorna per il giovane lo spettro della scuola tecnica, quegli studi cosi pratici che con tanta risolutezza aveva rifiutato. Non avendo completato gli studi non può nemmeno accedere all'accademia di architettura, ed ora si ritrova a doversi guadagnare il pane con qualche stratagemma. Tutto ciò che sa fare è disegnare, e comincia a realizzare di poter vendere qualcuno dei suoi disegni. Comincia a produrre cartoline che vende con l'aiuto di un vagabondo conosciuto in un dormitorio che frequentavano entrambi. Il suo lavoro non è costante, e a mala pena riesce a sbarcare il lunario. In seguito collabora con gli artigiani, ed in particolare rifornisce i corniciai, che vendono i loro manufatti corredati di un suo dipinto, ed alcuni mobilieri, i quali producono una tipologia particolare di divani corredati di un dipinto sullo schienale. La sua tecnica non è affatto influenzata dalle correnti artistiche del momento, anzi, mantiene uno stile sempre molto classico e sobrio, nei paesaggi come nelle riproduzioni di architetture, e questo contribuisce a rendere i suoi lavori statici e di nessuna rilevanza artistica.
Nei momenti liberi il giovane studia, legge libri e di tanto in tanto, con enormi sacrifici, va all'Opera. La fame è la sua compagna inseparabile, che gli ricorda che ogni conquista presuppone una grossa quota di sofferenza, e che spesso, per quanta forza e tenacia si metta in gioco nell'inseguire un sogno, questo inesorabilmente scivola via tra le dita a causa di fattori che nulla hanno a che vedere con la determinazione di chi lo persegue.
L'arte accompagnerà comunque tutta la vita del giovane che, diventato oramai uomo, seguirà un percorso che lo porterà su ben altri lidi.
Questa è la storia di un aspirante artista, rimasto tale non per mancanza di tenacia o eccessiva insicurezza, ma per una totale mancanza di talento ed estro creativo.
Questa è la storia di Adolf Hitler.

Marta Banditelli



lunedì 23 marzo 2015

« In ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico »: La migliore offerta.


In ogni finzione, per quanto ben architettata, esiste sempre una porzione di verità.
Lo può constatare un antiquario, analizzando per esempio la maestria con la quale viene riprodotto un falso. Ma una minuzia, un piccolo, piccolissimo particolare frutto del desiderio del falsario di apporre una minuscola firma sulla sua riproduzione, tradisce la vera identità dell'autore, svelando l'inganno.
Un esperto, solo e soltanto un'autorità in materia può stabilire se ciò che abbiamo di fronte è un dipinto autentico o una semplice riproduzione: a lui dobbiamo affidare il giudizio finale.
Il giudizio dell'esperto non viene messo in discussione: la sua autorevolezza in materia sospende ogni minima diffidenza nei suoi riguardi. E' così quando ci sia affida ad un medico per una diagnosi, ed allo stesso modo ci si affida ad ogni esperto in uno specifico settore, compreso quello sentimentale.
E' così che Virgil Oldman, richiestissimo battitore d'aste, si affida in occasione della sua prima vera storia d'amore, all'esperto di cuore Robert, nonché artigiano al quale si affida per alcuni restauri particolari, il quale ha la metà dei suoi anni e tantissima esperienza in più in fatto di donne.
Virgil è un orfano, che cresce in un istituto nel quale le suore, per punirlo delle sue marachelle, spesso e volentieri lo spedivano a lavorare dal restauratore al quale si affidavano per i lavori. Impara tutto da lui, compreso l'amore per le opere d'arte e tutti i trucchi del mestiere, diventando ben presto una vera autorità in materia. Dedica tutta la sua vita alle opere d'arte, e le uniche donne delle quali si circonda sono quelle impresse sulle tele che riesce a collezionare organizzando vere e proprie truffe durante le sue aste con la complicità dell'amico di una vita Billy.
Virgil è un uomo anziano che incontra l'amore di una ragazza giovanissima in circostanze a dir poco straordinarie. Lei è una ricca ereditiera che, per espressa volontà del defunto padre, affida solo e soltanto a Virgil il compito di inventariare ogni bene di valore contenuto nella villa di famiglia nella quale lei ancora risiede. La ragazza appare immediatamente sfuggente, e con rocambolesche scuse tenta in ogni modo di non incontrare di persona Virgil, il quale, dapprima indispettito dal suo comportamento e poi fatalmente attratto dalla figura misteriosa ed eterea della ragazza, si lascia trascinare in un turbinio d'amore e ossessione per lei.
E se d'un tratto ci si accorgesse che i luminari ai quali ci siamo affidati in realtà non sono altro che truffatori? E se l'amore stesso fosse una truffa, un arte da imparare a danno del prossimo?
Per avere risposta a tutti questi quesiti non resta che abbandonarsi alla visione di "la migliore offerta", film del 2013, regia, soggetto e sceneggiatura di Giuseppe Tornatore, musiche di Ennio Morricone. Fotografia, produzione, scenografia costumi e montaggio parlano italiano: un film spettacolare in ogni suo particolare.
Viva l'Italia.

domenica 22 marzo 2015

Virginia Chessa
Titolo:bisogna avere il caos dentro di se per partorire una stella danzante. Ritratto notturno.
Tecnica mista e simil papier colle'
40x70
2013